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La Russia e l’Occidente

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19.05.26 – La Russia e l'Occidente

Fëdor Tjutčev
La Russia e l’Occidente
A cura di Marco Filoni
Con un saggio di Massimo Cacciari
Milano, Adelphi, 2026, pp. 230, euro 14,00

19.05.26 – «Per la prima volta in Europa si levò la voce ferma e coraggiosa dell’opinione pubblica russa». Con queste lapidarie parole lo scrittore Ivan Sergeevič Aksakov accolse una serie di articoli apparsi in Germania e in Francia sul finire degli anni Quaranta dell’Ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in Occidente. L’autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all’Europa con inaudita libertà e dignità, era Fëdor Tjutčev. Diplomatico, poeta ammirato da Puškin e da Turgenev, da Dostoevskij e da Tolstoj, uomo di grandi vizi e virtù, Tjutčev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua Russia, che – credeva fermamente – sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa.

Ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, è agli scritti politici di Tjutčev che occorre volgere lo sguardo. Fra le sue «intuizioni storiche» – come le definisce il teologo Georgij Florovskij –, spiccano l’agonia della civiltà occidentale, la questione romana e il Papato, il ruolo della censura e dell’autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l’Occidente avrebbe scatenato contro la Russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l’inizio di un nuovo capitolo della Storia. Temi, come salta agli occhi, di bruciante attualità.

L’autore. Tjutčev, Fëdor Ivanovič (Ovstug, gov. di Orlov, 1803 – Carskoe Selo 1873). Poeta russo visse a lungo in missione diplomatica (1822-44) in Germania, ove conobbe F. W. J. Schelling e H. Heine, e poi a Torino. I versi del primo periodo comparvero sporadicamente in Russia (nel 1836 venne pubblicato sul Sovremennik “Il contemporaneo” di Puškin un gruppo di 16 “poesie della Germania” firmate F. T.), ed egli restò sconosciuto al grande pubblico fino alla metà del secolo, quando Nekrasov ne segnalò l’importanza (1850) e Turgenev curò un’edizione delle sue liriche (1854). Del 1868 è la prima raccolta completa, Stichotvorenija (“Versi”). Ma fu con la nascita del movimento simbolista che T. ottenne il riconoscimento di maggior poeta del secolo dopo Puškin, e fu apprezzato per la ricerca espressiva, capace di svelare la duplicità del reale, e per l’importanza dell’elemento ritmico e del sistema allusivo. La sua produzione, relativamente circoscritta, comprende poemi sulla natura (Letnij večer “Sera d’estate”; Vesna “Primavera”), poemi filosofici (Son na more “Sogno al mare”; Den´ i noč “Il giorno e la notte”), d’amore (Ljublju glaza tvoi, moj drug “Amo i tuoi occhi, amico mio”; Ital´janskaja villa “Villa italiana”) e versi di contenuto politico-ideologico. Conservatore, sostenitore del nazionalismo slavofilo, T. scrisse anche saggi storico-politici (La Russie et la révolution, 1849). (Red.)

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